I miei libri

A volte le cose sono più semplici di come uno vorrebbe che fossero.

Non ho ancora pubblicato il primo e già sto pensando a un altro.

Mi succede così anche con i dipinti, le sculture o le performance. Penso che se facessi foto o film sarebbe la stessa cosa. Una volta che la creatività ha trovata una via di sfogo finirà per passare di nuovo da lì prima o poi. Le idee si formano in modo seminale, sono embrioni, poco più di immagini. Sono piccole frasi che starebbero su un Bacio Perugina, che nello spazio di un tweet starebbero come la particella di sodio nell’acqua Lete.

Il mio libro “L’Altra Biblioteca di Babele e mutazioni simili” ruota intorno ai semi: Senso, Caso, Sogno, Ricorsività, Infinito, Genio, Creatività e nasce per caso, insieme alla voglia di scrivere, si sviluppa dal ritrovamento di una soluzione all’architettura della Biblioteca di babele di J. L. Borges (1941) e dalla voglia di raccontarla. Una partenza del tutto atipica.

Ma il prossimo cosa sarà, come sarà?

Cosa sarà non lo so esattamente, ma già so alcuni semi che pianterò: Tatuaggio, Seppie, Marketing, Ingegneria Genetica, Speciazione.

Questa volta partirò normalmente come insegna Umberto Eco in “Come scrivo” [1] e cioè da una ideuzza che già mi ossessiona, che mi chiede di saperne di più su tutto quello che mi frulla vagamente di voler scrivere. So che imparando le cose che mi servono imparerò anche a farle dire dai molti me stesso veri o inventati che porrò ad abitare in epoche diverse e luoghi diversi dentro il mio prossimo libro. Ci sarà qualche marinaio, qualche scienziato, almeno una femme fatale (ci vuole sempre), finanzieri spregiudicati, manager assertivi e un po’ coglioni, uomini di marketing infidi e saputelli. Forse metterò anche puttane, cigolò e drag queen (sesso e pruderie son condimenti come il prezzemolo, stanno bene con tutto).  Nel mio prossimo libro metterò poca matematica ma tanta biologia, neuroscienze e futurologia.

Tanta miseria umana, forse un nichilismo di cui ridere a denti stretti e una ironia da slogarsi le ganasce.

Come sarà lo so nelle linee generali.

La prima esperienza di scrittura è stata sufficiente a farmi capire cosa stavo facendo mentre lo facevo. Adesso che lo so, voglio riusare quel registro per perfezionarlo e diventarne davvero padrone. Ci sarà un tessuto concettuale alla base che filtrerà ovunque legando il tutto. Ci saranno molte fabule apparentemente scorrelate in tempi e luoghi differenti. Alternerò il mio stile volgare e faceto ai pipponi che il lettore dovrà forse trangugiare "ob torto collo" o saltare a pie’ pari. Qualcuno forse li sorbirà con piacere e qualcun altro probabilmente non li riterrà alla sua altezza, io spero in quelli mezzi-mezzi che sostenendo lo sforzo scopriranno un interesse prima sconosciuto.

Cosa succederà dopo ancora non saprei, non so neppure se avrò vita abbastanza per questo…

[1] U. Eco - Sulla scrittura - 1993 -