la-biblioteca-di-babele

L’ Altra Biblioteca di Babele è anche un labirinto?

La piena comprensione di quanto esposto in questo articolo si può avere solo dopo la lettura del racconto: “Biblioteca di Babele - La verità” che fa parte del libro: “L’altra Biblioteca di Babele e mutazioni simili”.

Si veda anche l’articolo "L’architettura della Biblioteca di Babele".

La questione posta in questo articolo è se la Biblioteca di Babele possa essere o meno considerata anche come un labirinto e in che senso si possa considerare infinita.

Per concordare con il lettore su cosa si debba intendere per “labirinto” riporto qui la descrizione di Treccani per la parola:

labirinto (meno com. laberinto) s. m. [dal lat. labyrinthus, gr. λαβύρινϑος, voce di origine preellenica]. – 1. Nome di alcune leggendarie costruzioni architettoniche dell’antichità, di struttura ingegnosa e talmente complicata, per intreccio di stanze, corridoi, gallerie, da rendere assai difficile l’orientamento e quindi l’uscita a chi vi fosse entrato: il l. di Creta, quello costruito, secondo il mito, da Dedalo per il Minotauro, il mostruoso figlio di Minosse. 2. a. Per estens., qualsiasi edificio o complesso di edifici in cui sia difficile orientarsi: questo non è un appartamento, è un l.; l. di specchi, nei Luna Park. b. Più genericam., qualsiasi intrico di strade o di sentieri, serpeggiamento di corsi d’acqua, ecc. (cfr. anche dedalo): Fuggì piangendo, e con le mani ai crini, Per selve e boscherecci labirinti (Ariosto); onde Che con bei labirinti Trascorrono il sentiero (Chiabrera). Nei giardini e nei parchi (soprattutto delle ville italiane del ’600 e del ’700), intrico di viali, vialetti e passaggi fiancheggiati da alte siepi o muriccioli. c. Gioco di pazienza, incluso di solito tra i giochi enigmistici, consistente nel trovare, in un intrico di vie, il giusto percorso che, da uno dei possibili ingressi, porti all’uscita.

Se si accetta la soluzione da me proposta per l’architettura della Biblioteca di Babele, che poi sembrerebbe quella voluta (forse inconsapevolmente) da J. L. Borges, si vede che in un certo senso essa è anche un labirinto.

Bisogna subito dire che dall’Altra Biblioteca non si può uscire perché al di fuori di essa non esiste spazio, quindi riesce labirintica per il punto 2 della definizione, perché orientarsi e muoversi al suo interno per raggiungere un punto desiderato è molto difficile.

L’Altra Biblioteca non è infinita, in ogni istante è finita, ma nel mio racconto è il tempo a essere infinito, a tramutarsi nello spazio, in una eterna deflagrazione oltre la quale non c’è che il nulla, una deflagrazione che però, a chi abiti sui suoi confini, lascia vedere e fronteggiare il nulla, attenuandone forse così l’orrore.

L’Altra Biblioteca risponde quindi al concetto di limite allo spazio espresso da M. C. Escher in un articolo pubblicato nel 1959 [1]:

“L’uomo è incapace di immaginare che in qualche punto al di là delle stelle più lontane nel cielo notturno lo spazio possa avere fine, un limite oltre il quale non c’è che il “nulla”, nel senso di “senza spazio” è al di là delle nostre capacità d’immaginazione. E’ per questo che da quando l’uomo è venuto a giacere, sedere, stare in piedi, a strisciare e camminare sulla terra, a navigare, a cavalcare e volare sopra di essa (e lontano da essa), ci siamo aggrappati a illusioni, a un al di là, a un purgatorio, un cielo e un inferno, a una rinascita o a un nirvana, che esistono tutti eternamente nel tempo e interminabilmente nello spazio.”

Escher però cerca un infinito attuale che “stia tutto” in un quadro, per questo ricorre alla deformazione, alla riduzione dimensionale degli infiniti “abitanti” del suo mondo che diventano sempre più piccoli via via che si avvicinano ai bordi di uno spazio sferico non euclideo oltre il quale c’è il nulla come ci fa vedere nella serie “Limite del cerchio I, II, II, IV” di cui qui sotto porto l’esempio III.

  1. C. Escher - Limite del cerchio III - silografia - 1958

 

Ne L’Altra Biblioteca lo spazio è euclideo e non necessita di deformazioni. Provo disagio a concepire il racconto di una vita svolta in un luogo dove se mi sposto divento più grande o più piccolo, lo stesso disagio che provo se penso a una vita svolta dove se mi muovo più o meno velocemente il tempo scorre a velocità differenti. Il mio sistema nervoso è cablato geneticamente in un mondo macroscopico, grossolanamente euclideo in cui il tempo scorre uguale dappertutto e così ho voluto fosse la mia Altra Biblioteca. Tuttavia lo spazio del racconto è ugualmente infinito, ma solo potenzialmente, è dinamico, in espansione e non si può rappresentare contenendolo su un misero foglio, non solo, non si può contenere in alcun modo, eppure si può benissimo immaginarlo senza sforzi controintuitivi con i suoi margini che danno sul nulla.

L’Altra Biblioteca di Babele è strutturata con due tipi di torri del tipo seguente:

La vista in pianta è la seguente:

Ne L’altra Biblioteca spostarsi è parecchio complicato.

All’uscita di ogni stanza ci sono quattro percorsi alternativi, anche se un Bibliotecario si affacciasse dal corridoio e identificasse visivamente (poniamo) la stanza che intende raggiungere, trovare il modo per raggiungerla è tutt’altro che semplice. Supponiamo ad esempio che io mi trovi in una stanza gialla e voglia raggiungere un’altra stanza gialla contigua sullo stesso piano, ma non quella banalmente dirimpettaia, poniamo un’altra. E’ del tutto evidente che dovrò salire o scendere sino a una stanza “opportuna” per effettuare un “attraversamento” e raggiungere la torre dove si trova l’obiettivo. Questo lo si può fare in modo ottimale per mezzo della scala spirale restando sulla “propria” torre; in modo non ottimizzato esistono ovviamente una miriade di altri modi . Raggiunta una stanza opportuna nella propria torre allora si potrà fare quel attraversamento necessario per portarsi sulla torre giusta dove si trova la stanza gialla contigua che è l’obiettivo dello spostamento. Considerando quanto sia semplice questo spostamento si può facilmente immaginare come un qualsiasi altro obiettivo più distante sia difficile da raggiungere. Per esempio se desidero muovermi in linea retta su un dato piano si vede che bisognerà salire di tre piani, “attraversare” sulla torre dirimpettaia nella direzione voluta e quindi di nuovo scendere al piano di partenza, attraversare nuovamente, risalire tre piani e così via. Le direzioni che si possono percorrere ovviamente sono sei:

Giallo-Viola e l’opposta Viola-Giallo, Verde-Rosso e l’opposta Rosso-Verde, Azzurro-Arancio e l’opposta Arancio- Azzurro.

Nell’Altra Biblioteca di Babele esiste una stanza iniziale, un “centro” per così dire, da cui ha avuto inizio la costruzione, ma non è dato sapere se sia equidistante dai suoi margini al confine dello spazio. Forse i Bibliotecari Costruttori non sono riusciti ad essere sincroni nell’atto di costruire al punto tale di donare una forma poliedrica simmetrica a tutto il complesso.

 

[1] Lo specchio magico di Maurits Cornelis Escher - Bruno Ernst - 1978 - Taschen

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.