Arte

Atmosfere cromatiche

Per un pittore il colore è un ingrediente, uno dei tanti che concorrono alla sua composizione. Ma se un pittore punta soprattutto a indurre emozioni che derivino dall’uso del colore si dice un colorista  e lo fa semplicemente perchè quello è il fattore percettivo predominante per lui, quello che permea in toto la sua sfera emozionale, quello cui ruota intorno il suo operare come artista.

C’è gente come Mark Rothko, ad esempio, che non ha bisogno di altro per essere grande.

Mark Rothko (1903-1970), No. 16/No. 12 (Mauve Intersection), oil on canvas, 58 3/8 x 64 ¼ in. (135.6 x 163.2 cm.) Painted in 1949

Il colore è luce, lo sapeva bene ad esempio Turner e lo sa persino un bambino, ma quello che non tutti sanno è che il colore, prima di diventare luce era tatto.

William Turner - Norham Castle, Sunrise - c.1845

Il primo passo è comprendere come la vista fosse, all’inizio, un senso di superficie. La sua funzione originaria era di fornire all’animale ragguagli intimi su quello che possiamo chiamare l’odore, oppure il gusto, o il tocco della luce sulla pelle. In realtà i fotorecettori non si svilupparono come un nuovo tipo di organo. Si ritiene  che, nella maggior parte dei casi, si siano evoluti da ciglia aventi una funzione sia motoria sia sensoriale. L’evoluzione rese fotosensibili queste ciglia, cioè eccitabili dalla luce. Un’origine simile è stata dimostrata anche per i coni e i bastoncelli della nostra retina, sorti in origine come ciglia dotate, appunto, di sensibilità tattile.

Quindi, questi nostri pittori coloristi, sono uomini che, sotto sotto, toccando la realtà colorata se la coccolano, ci deambulano dentro e spesso in qualche modo, anche... se la mangiano.

Chi di voi non ha pensato qualcosa del genere a proposito di Van Gogh? Se non l’avete ancora fatto personalmente, niente paura, se vi capita guardate attentamente come è stato capace di farlo Akira Kurosawa nel suo film Sogni.

La pittura centrata sul colore essendo tattile è perciò radicale, viscerale, violenta, primitiva, naturale. Per questo ci parla di caldo, di nutrimento, eccitazione, caccia, predazione e accoppiamento ma anche di freddo, fame, paura e morte.

Né la filosofia né la storia furono alle origini della sensibilità coloristica che non è e non può essere un fatto prettamente culturale. Una trasfigurazione, una ritualizzazione molto, ma molto, posteriore fece uso del colore per qualcosa che servisse a comunicare. Rosso il pericolo su un cartello, verde uno sciroppo per la tosse, che già sento andar via il bruciore dalla gola, azzurro per il fondo di una piscina, che al solo pensarci sento un brivido fresco dopo.

Questi pittori coloristi quando comunicano con noi, ci parlano, sì, ma, a volte senza nemmeno sapere essi stessi come accada, questi pittori ci toccano.

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