Arte

Arte e Benessere

Fruire di un’immagine artistica può procurare benessere?

Osservatore e fruitore.

Un osservatore posto di fronte a un’immagine artistica può reagire in molti modi. Potrebbe non provare nulla e rimanere indifferente ma, più probabilmente, potrebbe esperire emozioni positive o negative. Sino a quel punto però il coinvolgimento con l’opera sarebbe piuttosto modesto. L’osservatore, tuttavia, potrebbe “entrare” maggiormente dentro l’immagine per scoprirne i dettagli o cercare l’esistenza di elementi peculiari o nascosti e domandarsi:

- L’artista cosa intendeva dire? -.

Potrebbe anche porsi questioni relative al processo di realizzazione e chiedersi:

- L’artista come ha fatto? -.

Ecco, riserverei la parola “fruitore” per chi si spinge a formulare questo tipo di domande cessando così di essere un semplice osservatore emozionato o meno.

 

Fruire di un dipinto può generare benessere?

Per dare a sé stesso una risposta sull’intento dell’artista, il fruitore potrebbe cercare in molti modi e per vie differenti di ottenere informazioni sull’artista e parimenti dovrebbe applicarsi un minimo nello studio delle sue opere per capire meglio i procedimenti mentali e tecnici che l’artista ha messo in atto.

E’ del tutto evidente che fruire di un opera artistica passa inizialmente per la sfera emozionale, è vero,  ma si realizza in un “processo” di fruizione solo quando l’osservatore intraprende un percorso di “conoscenza” dell’opera, dell’artista e del suo contesto storico. Il processo di fruizione di un oggetto artistico può durare anche tutta la vita di un individuo e può avere gradi di profondità molto diversi nel tempo.

Riformulando la nostra domanda iniziale ci chiediamo:

- Acquisire conoscenza partendo da un’immagine artistica che ci piace può produrre benessere in noi? -.

La risposta scontata è:

- Dipende dall’immagine, dall’artista e anche dal fruitore-.

 

Un esempio di fruizione benefica.

Fruire e possedere sono due cose distinte, per fruire basta poter osservare l'immagine in uno spazio fisico o virtuale. Prendiamo come esempio un super classico:  “La notte stellata” di V. Van Gogh, un quadro a olio su tela del 1889 di cm 92,1 x 73,7 conservato al MoMA di New York. Ovviamente non potete possederlo neppure se siete Creso in persona. Per osservare l’immagine originale in “carne e ossa” dovete andare a New York, acquistare il biglietto al MoMA, farvi largo in mezzo ai turisti per avvicinarvi al quadro, ma non troppo, rischiereste di far suonare l’allarme. Potete osservare e fruire questa stessa immagine in molti altri luoghi, l’originale si “propaga” per così dire tramite le sue innumerevoli riproduzioni in molti spazi e con “incarnazioni” differenti che vanno dalle stampe alle immagini digitali, cose note che ci insegnava W. Benjamin già a suo tempo.

Ma torniamo a noi, “Starry Night” ad esempio eccola qui mentre la sto osservando.

Se andate su Youtube troverete parecchio materiale che può aiutarvi nella fruizione ampliando la vostra conoscenza sull'argomento. Le affermazioni che vi troverete sono opinabili, come sempre. Siete voi stessi che dovete convincervi quando, ad esempio, sentirete affermare che Van Gogh ebbe una costante preoccupazione inerente la vita dopo la morte e l’eternità. Che le volle entrambe associare simbolicamente alla notte rappresentandole proprio in quel dipinto.

Se a voi sembra che Van Gogh volesse invece semplicemente trasmettere la calma e lo splendore del firmamento notturno e che per lui la morte in quel momento non fosse predominante fra i suoi sentimenti, dovrete cercare frecce al vostro arco fra le sue numerosissime lettere o fra gli scritti degli altri suoi innumerevoli esegeti per esempio qui: http://vangoghletters.org/vg/letters.html.

Se siete arrivati a leggere questo articolo fino a questo punto non credo siate solo dei masochisti, forse vi trovate a vostro agio in un processo di fruizione?

 

Provate benessere nel fruire di un immagine artistica?

Tutto questo processo di fruizione vi dona gioia e benessere?

Preferite appendere un poster nella vostra “cameretta” perché a voi non importa nulla di cosa intendesse fare o dire Van Gogh e ancor meno di quello che pensano gli storici dell’arte? Benissimo, non c’è niente di male in questo, ma almeno provate a esaminare cosa c’è “dentro” all’immagine. Le immagini vanno “mangiate” e non ci si può limitare a guardare il cibo. Potreste notare gli ingredienti formali o materiali del dipinto, potreste addirittura desiderare di cimentarvi a farne una copia e passare così dall’altra sponda, quella del cuoco, pardon del pittore. Ma questa è un’altra storia, e si dovrà raccontare un’altra volta.

Un’immagine creata da un’artista è come un messaggio in una bottiglia che egli affida intenzionalmente al mare dell’umanità nella speranza che approdi in qualche luogo e che il messaggio venga compreso. Se l’immagine è una bottiglia vuota è l’artista a fallire, se chi raccoglie la bottiglia con dentro un messaggio non è in grado di capirlo sarà lui a fallire, ma solo se cesserà di cercar di comprendere.

Quale sia la natura del benessere che si prova nel fruire di una immagine artistica nessuno può dirlo di preciso, ma di sicuro ha molto a che fare con il capire prima ed emozionarsi dopo aver capito.

Attenti però! C’è sempre il rischio che da capire non ci sia un bel niente…

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