Attilio Geva

In biblioteca non si va per cercar libri.
In biblioteca si va perché i libri trovino te.
Perché possano rivelarti che
Ti sono sconosciuti e indispensabili.

  1. Ecco! Un altro "umarell" che invece di guardare le ruspe al lavoro si è messo in testa di scrivere un libro di cui nessuno sentiva il bisogno
  2. Datemi una ragione al mondo per leggere un libro di uno sconosciuto, che quasi certamente non sa neppure scrivere, forse noioso come il mal di pancia, quando ho la casa piena di libri di prestigiosi autori che non trovo mai il tempo di leggere.

Queste sono le obiezioni che mi aspetto, lo so che là fuori c’è un mare di gente che scrive convinta di essere un genio e invece produce libri il cui spessore può servire solo a fissare un tavolo che balla. Non son mica scemo!

Quindi, per quel che valgono, ecco le mie risposte:

1. Il fatto è che non sono un "umarell", non lo sono mai stato specie da quando ho smesso di lavorare vent’anni fa per cominciare a divertirmi sul serio. D’altro canto non è che nella mia vita precedente sia rimasto nello stesso posto dove son nato, tutto dedito al lavoro, casa e chiesa. Ho fatto il lift, il cameriere, l’imbianchino, il fattorino, il batterista, per soldi, pochi. Son stato radiotelegrafista nella marina mercantile, ho viaggiato dappertutto, forse perché volevo essere un pirata, e mi son ritrovato presto un fossile tecnologico.

Allora fra il lusco e il brusco ho cambiato lavoro diventando un informatico quando i computer andavano a schede. Ho fatto il manager e l’imprenditore e mi è piaciuto sia comandare sia la pecunia. Ho fatto più traslochi di un uccello migratore. Ho visto scomparire mondi vecchi e mille altri nuovi venirmi incontro alla velocità della luce e ho sentito il bisogno di dirlo con la pittura che pratico dall’età di 5 anni quando il mio nonno (talent scout) mi regalò la mia prima scatola di colori a olio. Ho sentito il bisogno di vivere nel Far West per prendere le distanze dagli umani troppo umani. Il mio vicino di casa più vicino si trova a quattro Km da me, un interstizio adeguato.

Quindi fai come ti pare, se non vuoi leggere un mio libro me ne farò una ragione, ma la mia vita assomiglia più a quella di Jack London che a quella di Monsù Travet, te lo assicuro.

2. Una ragione non c’è. Non so perché tu sia arrivato qui a leggere questa frase, ma se ci sei arrivato allora forse son i miei scritti che ti hanno trovato.

Sì, perché i libri, di chiunque essi siano, non sei tu a trovarli, non sei tu a sceglierli. Sono loro.

Quindi o ci salutiamo qui oppure ci rivediamo dopo, fra le mie righe scritte.